Category: Interventi

Congresso Cisl 25 maggio 26 Mag
By: Claudia Silivestro 0

Sbarra al congresso Cisl parla di patto sociale, concertazione, cambiamento

Una nuova politica dei redditi e una lotta alle diseguaglianze di fronte ai mutamenti del mondo del lavoro. Poi la riforma delle pensioni, il ricordo degli anni della pandemia

Luigi Sbarra ha aperto il XIX Congresso confederale Cisl a Roma nel pomeriggio di ieri, 25 maggio,  rilanciando i temi della concertazione, del patto sociale e tra le generazioni. Il segretario generale Cisl ha tracciato le direttrici di una richiesta di innovazione, in risposta alle tensioni generate dalla crisi economica, dallo scenario internazionale segnato dalla guerra in Ucraina e dalle conseguenze di due anni di pandemia. Lavoro, sicurezza sul lavoro, attenzione alle fasce più vulnerabili tra cui gli anziani non autosufficienti e i disabili, le donne, i giovani: tra gli argomenti ricordati da Sbarra non manca l’esigenza di una riforma previdenziale, l’esigenza di aumentare il potere di acquisto per i redditi più bassi, l’importanza di rilanciare la partecipazione all’interno delle aziende.

Per Sbarra i punti fondamentali sono

“un patto sociale e un grande accordo sulla politica dei redditi, lotta alle diseguaglianze, sicurezza sul lavoro e una legge di iniziativa popolare sulla partecipazione”

e la strada da seguire è quella di

“quella pattizia, quella dell’estensione dei migliori contratti. Quella conseguente all’accordo interconfederale del 2014 sulla rappresentanza”.

Sbarra: come Tina Anselmi, esserci per cambiare

Molte le citazioni e gli omaggi di Sbarra a grandi rappresentanti della storia del sindacato: a Tina Anselmi, dalle cui parole è stato tratto lo slogan “Esserci per cambiare”, come ella stessa disse per spiegare la sua partecipazione alla Resistenza.  Franco Marini è anche stato menzionato, per ricordare che, oggi come nel luglio del 1989,

“l’Italia vive una situazione che può determinare, in un senso o in quello esattamente opposto, il suo presente ed il futuro delle prossime generazioni”.

Sbarra ha osservato che con l’insediamento del governo Draghi sono emersi riscontri positivi sul fronte del dialogo con i sindacati e sono stati raggiunti buoni risultati. Si tratta, ora, di rendere costante e strutturale un approccio che mantenga il dialogo con le istituzioni al centro delle politiche presenti e future.

A questo link si legge il comunicato sull’intervento di Sbarra:

https://www.cisl.it/notizie/primo-piano/xix-congresso-cisl-patto-sociale-politica-dei-redditi-lotta-alle-diseguaglianze-sbarra-serve-una-legge-di-iniziativa-popolare-sulla-partecipazione/

Qui la sintesi nell’articolo di Avvenire del 26 maggio

Https://www.avvenire.it/attualita/pagine/sbarra-cisl

Qui il video integrale dell’intervento al Congresso:

https://www.youtube.com/watch?v=HGlfCohyroM&t=5307s

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Auguri di Natale di Piero Ragazzini 22 Dic
By: Claudia Silivestro 0

Gli auguri di Natale di Piero Ragazzini: manteniamoci esploratori del futuro

Il segretario generale Fnp Cisl: orgogliosi del lavoro della federazione, che si è mostrata solida e reattiva

Gli auguri di Natale di Piero Ragazzini, segretario generale della Federazione dei pensionati Cisl, ricordano che, pur in un anno difficile come il 2021, il sindacato si è dimostrato forte e con una grande capacità di reazione.

Nella sua lettera, Ragazzini ringrazia gli iscritti e sottolinea che, a maggior ragione in un periodo così complesso e delicato come quello attuale, è importante che il sindacato si muova, come ha fatto, per tutelare i pensionati, per chiedere alla politiche le misure più adatte all’urgenza del momento, soprattutto per le persone anziane:

“Non solo non abbiamo ceduto alle sirene del disfattismo, ma anzi siamo stati sempre in prima linea nelle scelte e nelle azioni di ripartenza, offrendo assistenza, conforto e visione. Abbiamo mostrato creatività, senso di responsabilità, competenza e resilienza. Barra dritta, siamo andati avanti, tutelando i nostri iscritti, impegnandoci, ad ogni livello, per favorire politiche fiscali, economiche e di welfare onde renderle sempre più eque per le pensionate e i pensionati”.

Ragazzini ricorda l’impegno degli iscritti, nell’operare “ciascuno facendo la propria parte” e nel riuscire a mantener fede allo “stare insieme”, primo e principale input della nostra Confederazione. Un messaggio di incoraggiamento e ottimismo conclude la lettera di auguri:

“Manteniamoci dunque, sempre e comunque, esploratori del futuro”.

Leggi gli auguri di Piero Ragazzini del documento in pdf

Auguri_Ragazzini_2021

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Donne al congresso 20 Dic
By: Claudia Silivestro 0

La voce delle donne al Congresso della Fnp Milano Metropoli

Ester Balconi è stata confermata coordinatrice donne territoriale di Milano Metropoli

Nel corso del Congresso Esploratori di Futuro, dei giorni 1 e 2 dicembre al teatro Pime di Milano, il Coordinamento Donne è intervenuto tracciando un bilancio delle attività degli ultimi 4 anni e profilando un quadro di azioni per il futuro.
Ester Balconi è stata confermata coordinatrice donne territoriale di Milano Metropoli.
Nei prossimi incontri ogni Rls nominerà la propria coordinatrice. La Rls città di Milano ha già nominato Patrizia Egle Messina che, tra gli altri impegni, avrà il compito nella promozione della presenza del sindacato pensionati nei Centri donna dei Municipi.

Di seguito, riportiamo uno stralcio dell’articolo di sintesi a cura del Coordinamento Donne: il riepilogo completo si può consultare e scaricare nel pdf allegato.

La voce delle donne al Congresso della Fnp Milano Metropoli

Il bilancio delle attività degli ultimi quattro anni del Coordinamento Donne dei pensionati della metropoli di Milano è positivo. L’epidemia ha colpito tutti e tutte, ma le donne non hanno smesso di incontrarsi e lo hanno fatto soprattutto in remoto, sfidando le nuove e spesso sconosciute tecnologie digitali.

È stata curata molto la diffusione dell’informazione, del confronto e dell’approfondimento di temi sulla cultura di genere nella medicina, nel sociale, nei servizi, nella cultura. La nostra non vuole essere un’altra voce che si confonde tra le altre, ma un’informazione utile, un momento di riflessione seria sui problemi che tutti e tutte viviamo nei nostri territori e nel nostro paese. Ci siamo accorte di quanto l’attenzione alle differenze sia fondamentale nella programmazione delle politiche sociali, economiche, sanitarie per avviare interventi e servizi capaci di rispondere ai differenti vissuti e ai differenti bisogni di donne e uomini, anziani, giovani autonomi e non autosufficienti approntando risorse adeguate soprattutto a livello di prevenzione.

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CoordinamentoDonne_Congresso_2021

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12 Ott
By: Staff 0

Attacco squadrista dei no-vax alla sede della CGIL, il 16 ottobre grande manifestazione  antifascista a Roma

“Cgil, Cisl e Uil organizzeranno sabato 16 ottobre a Roma, una grande manifestazione nazionale e antifascista per il lavoro e la democrazia”.

Lo affermano i segretari generali delle tre Confederazioni sindacali, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e PierPaolo Bombardieri.

L’assalto squadrista alla sede nazionale della Cgil – aggiungono i tre leader sindacali – è un attacco a tutto il sindacato confederale italiano, al mondo del lavoro e alla nostra democrazia. Chiediamo che le organizzazioni neofasciste e neonaziste siano messe nelle condizioni di non nuocere sciogliendole per legge”.

“E’ il momento – concludono Landini, Sbarra e Bombardieri – di affermare e realizzare i principi e i valori della nostra Costituzione. Invitiamo, pertanto, tutti i cittadini e le forze sane e democratiche del Paese a mobilitarsi e a scendere in piazza sabato prossimo”.

Immediata la condanna all’attacco fascista alla sede della CGIL del Segretario  Generale  della CISL Luigi Sbarra:

“E’ stata una aggressione squadrista di inaudita violenza. Rievoca gli anni più bui della storia italiana.

Abbiamo espresso alla Cgil ed a Maurizio Landini la massima solidarietà, unita alla vicinanza alle forze dell’ordine.

Sabato prossimo saremo in piazza unitariamente con le lavoratrici, i lavoratori , i cittadini, le tante forze sane e democratiche del nostro paese per una grande manifestazione nazionale antifascista, per la democrazia, il lavoro, la partecipazione, per riaffermare i valori della nostra Costituzione .

Ecco perché pensiamo che vada messa in campo una risposta forte ed unitaria della società civile, delle forze del lavoro, delle istituzioni. Non ci faremo certo intimidire da questi criminali. Non faremo un passo indietro nella battaglia per il bene comune.

L’unità del mondo del lavoro respingerà anche questa volta questi rigurgiti antidemocratici e la violenza come è già accaduto nel passato”.

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04 Ott
By: Staff 0

Anche gli anziani hanno diritto alla tecnologia

L’intervento del Presidente della Repubblica Sandro Mattarella in occasione della Giornata Internazionale delle persone anziane.

«Quest’anno la Giornata internazionale delle persone anziane ha come tema l’equità digitale per tutte le età e si sofferma sulla necessità di offrire a tutti l’accesso pieno al mondo digitale e ai progressi tecnologici.

Obiettivo delle Nazioni Unite è quello di raggiungere uno sviluppo sostenibile entro il 2030, cercando di colmare il divario digitale che ancora persiste tra i diversi Paesi.

Investire sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie significa promuovere la piena inclusione dei cittadini di tutte le età nella vita relazionale e culturale del Paese. Restare esclusi dalla dimensione digitale può essere per un anziano un fattore di emarginazione sociale.

Definire la persona anziana oggi non è facile perché l’età è un concetto dinamico e in continua evoluzione.

Considerare “anziana” una persona non può costituire l’alibi per lasciare indietro una parte della popolazione rispetto a cambiamenti ed evoluzioni che hanno l’effetto di trasformare la nostra vita.

In questo periodo di pandemia abbiamo pienamente compreso l’importanza dell’uso di strumenti, anche telematici, che consentono di accedere ad operazioni essenziali come, ad esempio, la prenotazione di un vaccino o che sono utili anche semplicemente per non rimanere soli e per condividere i momenti della propria vita quotidiana con i propri cari.

Si deve dunque creare una sinergia tra le radici di un Paese e la sua crescita, perché è solo con l’inclusione di tutti, adeguatamente assicurata, a prescindere dall’età, che possiamo misurare la maturità di una società».

 Roma, 01/10/2021

Fonte

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30 Set
By: Staff 0

Morti sul lavoro: La guerra silenziosa. Di Luigi Sbarra, Segretario Generale CISL

Di fronte alla strage nei luoghi di lavoro che si verifica ogni giorno nel nostro paese non basta solo indignarsi o esprimere il doveroso cordoglio collettivo alle tante famiglie la cui vita viene in maniera irreparabile distrutta da queste tragedie.

Anche ieri ci sono stati altri terribili incidenti mortali.

È una guerra silenziosa quella che quotidianamente perdiamo in tutte le regioni italiane: l’anno scorso oltre 1.500 persone, un numero spaventoso se si pensa quanto poco si è lavorato a causa della pandemia. Uno scenario indegno per un paese che si dice ‘fondato sul lavoro’.

Ecco perché è positivo che il Premier Draghi abbia confermato la necessità di assumere con urgenza i provvedimenti che abbiamo condiviso sulla sicurezza del lavoro, mettendo in campo, se necessario, anche un decreto legge. 

Vanno aumentati i controlli, assumendo nuovi ispettori e medici del lavoro: le migliaia di assunzioni programmate da tempo oltre ad essere largamente insufficienti vanno urgentemente rese operative.

Bisogna migliorare il coordinamento tra i vari soggetti della “filiera” sicurezza: Governo, Regioni, Asl, INL, Inail, Inps devono saper parlare un’unica lingua, incrociare i dati, monitorare le specificità dei territori, far nascere una banca dati nazionale.

Abbiamo chiesto da tempo l’adozione di una ‘patente a punti’ da collegare all’applicazione reale dei contratti, ai criteri di accesso alle provvidenze pubbliche ed alle gare d’appalto.

Che cosa si sta aspettando?

Dobbiamo poi rafforzare gli interventi di prevenzione e formazione con forti investimenti nazionali in coordinamento con le Regioni.

Va potenziato il ruolo di controllo delle rappresentanze aziendali o territoriali dei lavoratori.

Nessuna azienda deve restare senza investimenti sulla sicurezza, a cominciare dalla presenza del medico competente.

Bisogna promuovere la ricerca e le tecnologie dedicate a questa emergenza sociale, sapendo che ecosistemi sicuri sono anche più produttivi. La battaglia si vince anche sul piano culturale, inserendo nei programmi scolastici la materia della salute e della sicurezza e promuovendo una grande azione di diffusione ed informazione nei luoghi di lavoro.

I mass media, i giornali, la radio, la televisione devono aiutarci in questa campagna di sensibilizzazione. La sicurezza deve diventare la priorità del paese.

È una questione di civiltà, di rispetto per la vita e per la dignità della persona.

Abbiamo bisogno di sanzioni severe, di più controlli, di più ispezioni e prevedere anche la sospensione delle attività economiche in presenza di gravi violazioni. Il sindacato farà la sua parte in questa vertenza nazionale, anche combattendo contro gli appalti al ribasso e l’eccesso di esternalizzazioni.

C’è bisogno di un patto vero tra Governo, sindacati ed associazioni datoriali per far rispettare da tutti gli accordi sulla prevenzione, discutere sui carichi eccessivi di lavoro e di straordinari, eliminare o ridurre al minimo i rischi per la salute.

Dobbiamo farlo per le tante famiglie spezzate, per difendere i valori costituzionali ed il diritto di milioni di persone di costruirsi il futuro attraverso un lavoro dignitoso, stabile e sicuro.

 Da: Conquiste del Lavoro

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13 Giu
By: Staff 0

Sanità da cambiare in Lombardia partendo dal territorio

Le riflessioni di Emilio Didoné Segretario Generale FNP Lombardia

La riflessione sulla bozza di riforma presentata dall’assessore Moratti. Da chiarire i rapporti tra pubblico e privato, la definizione dei territori, i compiti affidati a Ats e Asst

Emilio Didonè interviene sulla riforma sanitaria della Lombardia. Nella nota stampa diffusa oggi, giovedì 10 giugno, il segretario generale Fnp Cisl Lombardia commenta la bozza di riforma che Letizia Moratti, assessore al Welfare di regione Lombardia, ha presentato di recente.

Didonè sottolinea che sul tavolo restano aperti ancora molti problemi: “il progetto fa nascere nuovi dubbi sulla bontà dell’idea e su quanto la parte pubblica della sanità lombarda e soprattutto la ricaduta sul territorio  o meglio, il ritorno sul territorio di quanto la riforma precedente aveva tolto,  sarà effettiva e quanto di questo andrà a scapito di una sanità privata, che ha mostrato tutte le lacune di un sistema incapace di intervenire su un’emergenza quale quella che abbiamo appena vissuto”.  

Il progetto di riforma? Un maquillage

La bozza di riforma sanitaria non dà la percezione di una volontà di cambiamento concreto. Per Didonè si ha  “l’impressione che regione Lombardia annuncia ai quattro venti di voler cambiare tutto per non cambiare niente, ingannando per l’ennesima volta medici, infermieri, operatori in prima linea ma soprattutto i cittadini lombardi”. 

Non convince il fatto che manchi una struttura centrale regionale di indirizzo e coordinamento delle attività sanitarie a livello di Direzione Generale Welfare regionale, soprattutto dopo le recenti esperienze in pandemia.

Non sono definiti territori, collocazione e governance di Ast e di Asst; non sono definiti i numeri di Ao, Irccs e Istituti universitari, e non c’è nulla a tutela della loro autonomia e alta specializzazione; mancano i compiti di produzione Lea che saranno affidati alle Asst e Ao. Poco chiari anche il ruolo e coordinamento degli Ircss e della ricerca; l’integrazione della sanità privata nei rapporti sempre più intricati e concorrenziali tra pubblico e privato. 

Per Didonè, la questione del rapporto pubblico privato va riesaminata non dal punto di vista ideologico ma di sistema. La grande sfida, infatti, sarà sugli investimenti che andranno al pubblico, sul cui rafforzamento la Moratti non si esprime. Dalla bozza si può facilmente prevedere che la crescita del privato, nel nome di una mal formulata libertà di scelta, prosegua anche con la riforma che la vice presidente sta promulgando in perfetta continuità con il passato.

La riforma, conclude Didoné “sembra una bella operazione di chirurgia estetica, ma sotto silicone e botulino rimarrà qualcosa? La sfida del Pnrr ci obbligava forse a qualche aspettativa maggiore”.

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10 Mar
By: Staff 0

Vaccini: Tra ritardi e disagi, la Lombardia va a rilento

Nonostante i tre cambi al vertice della sanità lombarda regione Lombardia ammette il nuovo “patatrac” vaccinazione antiCovid agli over80 e ha presentato un nuovo piano vaccinale, il terzo in un mese.

Abbiamo chiesto più fatti e meno proclami, e ci dispiace essere stati profeti in patria. Nonostante i cambi al vertice della sanità lombarda dobbiamo purtroppo registrare un altro fiasco della campagna vaccinale over80. Il consulente Guido Bertolaso, scelto appositamente dal nuovo assessore Letiizia Moratti, come quello che avrebbe dovuto risollevare le sorti della sanità lombarda, che si è presentato, incautamente, promettendo più di 500mila vaccinazione alla settimana, ha dovuto ammettere l’ennesimo “incidente di percorso”.

In ricordo dell’eccellenza lombarda il nuovo assessore Letizia Moratti cerca di correre subito ai ripari. E proprio ieri, dopo la disastrosa gestione della piattaforma per gli appuntamenti over80, con molti di questi “baldi giovani” costretti a fare anche 40 km per raggiungere il punto vaccinale “più vicino” assegnato, ha presentato un nuovo piano vaccinale, il terzo nel giro di un mese.

Da un lato è apprezzabile l’ammissione di fallimento da parte dei nuovi arrivati ma dall’altro vogliamo sottolineare che questo è solo l’ultimo dei flop di regione Lombardia. Dopo  gli acquisti dei vaccini antinfluenzali che non sono arrivati in tempo e, che quando sono arrivati, sono costati 5 volte più dell’anno precedente, dopo il regalo dei camici di “famiglia” del Presidente Fontana, dopo le gaffe dell’ex assessore Gallera, dopo la mancata zona rossa della bergamasca, dopo tre cambi dirgenziali in sanità, e la gestione degli appuntamenti per la vaccinazione over80 si deve prendere atto che forse dentro palazzo Lombardia qualcosa non quadra, non funziona da tempo.

E visto i costi a bilancio di quel palazzo riteniamo che i cittadini lombardi, costretti già a subire le conseguenze sociali, sanitarie e economiche della pandemia, hanno validi motivi per essere avviliti e arrabbiati, se chi è pagato per risolvere i problemi poi non li risolve!

In Lombardia la situazione è molto più seria di quanto sembra. I dati sulla pandemia parlano chiaro e non vanno bene, come del resto anche in altrte regioni. Si sta andando verso un nuovo blocco totale da zona rossa. E’ in questo contesto che Bertolaso e Moratti hanno presentato il nuovo piano che apre la vaccinazione di massa entro fine marzo per 6 milioni di lombardi. Prevede 140 mila dosi al giorno nei 55 hub pubblici, cui si aggiungono le 30 mila giornaliere dei privati. Un piano molto ridimensionato rispetto agli annunci precedenti ma secondo noi ancora incompleto in alcuni punti: non dice dove si troverà il personale (servono circa 4 mila tra medici e infermieri e 2.500 amministrativi) e come sarà pagato, né definisce un preciso cronoprogramma con date da comunicare ai cittadini. E non è chiaro neanche quando sarà il turno dei più fragili e disabili (circa 1 milione).

Visto i precedenti siamo tra gli scettici anche se auspichiamo, di cuore, che che la nuova e ridimensionata campagna vaccinale questa volta funzioni. Del resto i numeri fino a oggi sono li da vedere: dal 18 febbraio al 1 marzo gli over 80 vaccinati sono stati 72.282, a fronte di una platea di 720.000. Mentre la fase 1, che avrebbe dovuto già coprire tutti i 319.952 sanitari e ospiti delle Rsa, non è ancora finita (per ora hanno ricevuto due dosi 243.027 persone, il 76%).

Un amara consolazione: il “fai da te” in Lombardia è fallito, e forse non solo in questa regione. Serve trovare un criterio omogeneo nazionale, sia per distribuire le dosi e sia per la campagna vaccinale con una precedenza nella vaccinazione sempre basato sull’età in tutte le regioni, dai più anziani ai più giovani, tenendo conto di più fragili e di pluri patologie. Non si può in una pandemia cosi grave e diffusa nel Paese andare ciascuno per conto suo o inventarsi nuove colorazioni tanto per essere diversi..

Inoltre ci siamo resi conto dei nostri limiti di grande nazione tra le prime al mondo. L’Italia, seconda nazione più importante in Europa per industria farmaceutica e biomedicale, non è autosufficiente, Oggi non è in grado di produrre vaccini, come del resto l’anno scorso le mascherine. Un paradosso che mette a nudo competenza, lungimiranza e scelte strategiche delle nostre classi cosidette dirigenti e politiche degli ultimi anni. Ma perfino la piccola Cuba, con tutte le note difficolta, è autosufficiente, è riuscita a scoprire “autonomamente” un vaccino e a produrlo su vasta scala per la sua popolazione e altri paesi più poveri.

Ogni altro commento è superfluo!

Di: Emilio Didoné, segretario generale FNP Lombardia

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18 Gen
By: Staff 0

Scienziati e media in tempo di pandemia, a cura di Tiziano Fortin

“È da tempo che si registra un crollo nella fiducia delle competenze. La crisi del sapere esperto dipende da una evoluzione profonda della nostra società, da una radicale trasformazione dal modo con cui si costruisce la fiducia.”

Questa la sintesi di un’analisi interessante svolta in una trasmissione radiofonica dal professore Carlo Sorrentino, Professore Ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Firenze, che così continua: “Nelle società gerarchiche si era portati a credere nell’efficacia del sapere istituzionale, la fiducia era intrinseca al ruolo. Se faccio il medico il mio parere non può essere messo in dubbio dai pazienti. Punto. Nelle società contemporanee la fiducia deve essere giocata ogni volta nel ruolo e devo guadagnarmela di continuo.”

È un processo che ogni genitore conosce bene. In passato l’autorità, soprattutto quella del padre, si esprimeva attraverso obblighi, censure, divieti, che non dovevano essere spiegati. Non si discuteva. Oggi invece l’autorevolezza va negoziata. È ancora possibile imporre prescrizioni o regole, ma vanno spiegate.

Se ampliamo il discorso e passiamo dalla famiglia alle società democratiche, fondate sulla centralità dell’opinione pubblica, si registra la stessa evoluzione.

Ognuno sa che deve continuamente portare prove alle proprie argomentazioni, perché gli interlocutori hanno facilmente accesso a un repertorio di informazioni spesso confuso, parziale, zoppicante, comunque più ampio che in passato e possono confrontarsi con un numero di opinioni e giudizi differenti e quindi chiedono continue dimostrazioni prima di fidarsi, qualsivoglia sia la fonte, un giornalista, un politico o anche uno scienziato.

L’ambiente digitale ha prodotto soltanto una ulteriore accelerazione di tale processo, perché è diventato ancora più agevole l’accesso alle informazioni.

La cosiddetta disintermediazione, cioè il fatto che ciascuno di noi può accedere alla conoscenza e anche alla cultura specifica in certi argomenti senza un intermediario, consente potenzialmente a chiunque di leggere, ascoltare, guardare enciclopedie di informazioni, come wikipedia, su ogni fenomeno sociale od ogni evento accaduto: una ricchezza, ma una ricchezza ingestibile che produce due possibili effetti:

1• Riparare nel già noto, rifugiandosi in quelle bolle informative dove ti viene ripetuto quanto vuoi sentirti dire, le opinioni che condividi, le idee più semplici da comprendere, le spiegazioni più lineari. Viene messo in risalto soltanto ciò che si approva, per non entrare in crisi, per non essere assaliti dai dubbi.

2• Altrimenti bisogna individuare una bussola (key word, ndr) efficace per decidere di chi e di che cosa fidarsi; questa bussola si chiama reputazione, un prerequisito fondamentale della fiducia. La reputazione in rete è fondamentalmente figlia della condivisione e quindi si conta un po’ su quanti apprezzano le cose ed eccoci alla fortuna dei like e dei wow, come su tripadvisor. Ma, se dalla pizza su tripadvisor passiamo a validazioni molto più complesse come l’efficacia di un vaccino o di cure mediche, si può comprendere come tutto questo diventi più difficile.

“Per questo motivo – prosegue Sorrentino – abbiamo accolto con piacere l’apparizione di virologi ed epidemiologi sui nostri schermi. Un primo sconcerto l’abbiamo registrato davanti alle differenti posizioni che stavano assumendo. Ma è così che lavora la scienza: esprime dubbi, prova e riprova. Quindi era normale che davanti a novità si prospettassero tante ipotesi anche fra loro divergenti.”

Poi però è successo qualcosa che ci dice dell’insidiosa quanto attraente forza delle logiche mediatiche, che rischia però di compromettere appunto la reputazione dei nostri scienziati.

La costante presenza sui mezzi di informazione ha infatti indotto molti di loro a recitare una parte: il vecchio saggio, quello che l’aveva già detto, lo scettico, il negazionista, quello che non si fida di nessuno, quell’altro che ribadisce come sia tutto sbagliato e da rifare. Quindi da esperti si sono trasformati in personaggi di quell’enorme commedia che è diventato il discorso sulla pandemia, un processo che può prendere una china (key word, ndr) pericolosa; e non si tratta di biasimare la vanità dei protagonisti, quanto piuttosto di temere che si comprometta l’affermazione di questa divulgazione scientifica. Bisogna saper raccontare come lavora la scienza, a cosa serve e così via.

Quindi è un bene che queste nuove star imparino in fretta le logiche dei media e devono imparare ad assecondarle per essere chiari e sintetici, ma senza caderci dentro e senza rischiare di far apparire anche la loro l’n-esima recita di una prestabilita parte in una commedia.

“ Infine, se – in logica glocally – alziamo lo sguardo non possiamo non rilevare che in generale la situazione è ancor meno rassicurante. Tra USA e Cina si sta infatti giocando una partita a poker che è nell’interesse di tutti riesca a trovare una soluzione diplomatica.

Speriamo bene.

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05 Ago
By: Staff 0

Voglio invecchiare diventando più giovane

Da alcuni anni, le istituzioni e gli enti preposti, ci raccontano che invecchiare non è una malattia,  in alcune tribù, infatti,  la figura del “vecchio” vuol dire “il saggio” a cui tutti devono portare rispetto.

Ma viviamo in una società dove è proprio così?

Una mattina ti svegli, ti guardi intorno e scopri, specialmente se sei rimasto solo, che regna il silenzio, le telefonate degli amici, che prima ti chiamavano con insistenza sono diminuite e anche le visite dei figli, se hai avuto la fortuna di averne, si sono diradate e ti rendi conto che ormai avvengono soltanto la domenica, per qualche oretta.

E … riflettendo su questa inaspettata solitudine capisci finalmente che stai invecchiando, che non servi più come una volta e che se hai voglia di fare, di imparare, di muoverti, devi cercare nuovi gruppi, nuove lezioni e nuovi ambienti.

Ma da soli tutto ha un significato più grigio, e poi magari ci sono i piccoli acciacchi fisici che ti impediscono di muoverti come vorresti.

Facciamo un passo indietro.

Lo Stato dovrebbe prendersi cura dei suoi cittadini over65  organizzando visite mediche e specialistiche per fare in modo che la vecchiaia venga vissuta in buona o discreta salute.

E’ inutile continuare a curare un solo organo per volta.

Bisogna acquisire la mentalità sanitaria di avere medici/geriatra che curino tutta la persona nell’insieme, dall’alimentazione allo stato psicologico per finire alla malattia.

Ma eravamo rimasti alla nostra solitudine. Al diavolo tutto!

Lasciatemi dire che, da soli, possiamo ritardare l’invecchiamento del nostro corpo e della nostra mente.

È vero, ci dicono da sempre  che il declino cognitivo è inevitabile ma, molte persone raggiungono età anche molto avanzate avendo un buon funzionamento mentale e mantenendo la propria autonomia nella quotidianità.

Oggi 31 luglio sto scrivendo questo articolo e Franca Valeri compie 100 anni.

Buon compleanno Franca. Ecco sto parlando proprio di Franca e tutte le Franca o Franco che ci sono in Italia.

Il nostro dna gioca un ruolo importante per invecchiare attivamente, ma altrettanto determinante è il nostro stile di vita.

Tenerci attivi ci aiuta a mantenere in equilibrio la nostra socialità, il nostro cervello e il nostro fisico.

E noi stiamo bene quando possiamo imparare cose nuove o dedicarci ad attività mentalmente stimolanti che rinforzano, potenziano e mantengono attive le nostre risorse mentali.

Apprendere qualcosa di nuovo ci aiuta a mantenere la nostra mente flessibile che ci protegge dai cambiamenti legati all’avanzare dell’età.

Dovremmo  affiancare alle nostre abitudini e routine quotidiane idee e attività nuove, diverse ma soprattutto in un contesto sociale.

In una parola. Dobbiamo evitare la solitudine e le lunghe ore di attesa che ci riservano le visite dei nostri nipoti e figli o, per chi non ne ha, di parenti prossimi. 

Dobbiamo soprattutto coltivare relazioni significative con altre persone.

Patrizia Egle Messina

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