Category: Coordinamento Politiche di Genere

22 Ago
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Salvare le donne dell’Afghanistan. Cooperativa di Segrate di mobilita per l’accoglienza

Si lavora senza sosta per evacuare quante più persone possibili dall’Afganistan mentre diventa sempre più nebulosa la questione delle donne.

Non possiamo restare insensibili di fronte al grido di aiuto di migliaia di madri che vogliono salvare i propri bambini” scrive su twitter il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra.

“È sempre più drammatica la situazione in Afghanistan. Aprire i corridoi umanitari per accogliere i profughi è un dovere della comunità internazionale” sottolinea il segretario della Cisl che già, qualche giorno fa, insieme con Cgil e Uil, aveva espresso una forte preoccupazione e sollecitato il Governo italiano a farsi parte attiva perché siano da subito aperti corridoi umanitari per tutte e tutti coloro che sono in pericolo e perché siano garantiti i diritti umani internazionalmente riconosciuti, i diritti delle donne e i diritti di tutto il mondo del lavoro.

E ieri 21 agosto alla Farnesina, il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, ha incontrato una rappresentanza di circa 80 associazioni impegnate nella tutela dei diritti delle donne e dei minori.

Le associazioni hanno richiesto un incontro urgente con il vertice politico del Ministero alla luce delle drammatiche notizie provenienti dall’Afghanistan e alle correlate preoccupazioni per i diritti umani nel Paese, in particolare quelli delle donne e delle fasce più vulnerabili della popolazione.

Della Vedova ha sottolineato l’impegno del Governo per la difesa dei diritti fondamentali della popolazione afghana e il ruolo svolto dell’Italia in sede europea e multilaterale, a partire dal Consiglio Diritti Umani dell’Onu a Ginevra e dal G20 a presidenza italiana, ricordando che il 26 agosto prossimo, presieduta dalla Ministra Bonetti, si terrà a Santa Margherita Ligure la prima conferenza del G20 dedicata ai diritti delle donne, dove si parlerà anche di Afghanistan.

Intanto cominciano a nascere diverse iniziative di cooperative e associazioni in favore delle donne afghane come quella lanciata dalla Cooperativa Sociale Il Melograno di Segrate (Milano) che si è attivata sul territorio per individuare una rete di famiglie che possano mettere a disposizione una stanza per una donna afghana in fuga.

La proposta è stata accolta anche da Casa di Betania e da una rete di coop sociali. Si tratta di mettere a disposizione gratuitamente una stanza per un periodo transitorio per accogliere una donna costretta a scappare dalla guerra e dalla furia misogina dei talebani.

Sara Martano da Conquiste del Lavoro

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07 Giu
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Coordinamento donne FNP: Visita guidata nel Palazzo dei Borromeo

Proseguono le visite guidate di Milano, organizzate on line dal coordinamento donne della FNP Milano Metropoli.

Come sempre guidati dall’esperto  Giovanni Agnesi, i partecipanti questo mese potranno inoltrarsi nel Palazzo dei Borromeo e nei suggestivi cortili adiacenti.

La visita si terrà mercoledì 16 giugno 2021 alle ore 16,00.

Chi è interessata/o può scrivere alla coordinatrice donne della FNP Milano Metropoli Ester Balconi, al recapito email: e.balconi@cisl.it  inviando anche il proprio numero di cellulare e l’indirizzo di posta elettronica per riceverà il link di collegamento.

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19 Apr
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Giornate Internazionali della Salute. I servizi gratuiti degli ospedali per le donne.

Dal 19 al 25 aprile2021 la Fondazione Onda organizza l’H-Open Week per promuovere, come fa da sei anni a questa parte l’informazione, la prevenzione e la cura al femminile.

Sono 170 gli ospedali con i Bollini Rosa che hanno aderito all’iniziativa. All’interno di queste strutture saranno offerti gratuitamente servizi clinici, diagnostici e informativi (in presenza e a distanza). E’ un appuntamento annuale per stimolare l’importanza della prevenzione primaria, della diagnosi precoce, delle terapie il più possibile appropriate non senza facilitare l’accessibilità ai servizi, visto anche il protrarsi dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

I servizi offerti gratuitamente durante la settimana sono molto vari e vanno dalla cardiologia, alla dermatologia, diabetologia, dietologia e nutrizione, endocrinologia e malattie del metabolismo, geriatria, ginecologia e oncologia, neonatologia, neurologia,pediatria, psichiatria, senologia  e reumatologia.

All’interno della pagina dedicata https://www.bollinirosa.it/ospedali-premiati/2020-2021 è possibile consultare i servizi offerti negli ospedali che hanno aderito all’iniziativa, selezionando Regione / Provincia / Comune di riferimento.

Vi segnaliamo poi qui gli altri due Openday programmati per quest’anno a maggio e giugno.

Open day reumatologia il 3 maggio 2021 con servizi gratuiti clinici, diagnostici e informativi presso gli ospedali con bollino rosa consultabili nel sito ONDA.

https://www.bollinirosa.it/h-open-day-reumatologia

Open day ginecologia e oncologia il 29 giugno 2021 sempre presso gli ospedali con bollino rosa con prenotazione il 15 giugno: https://www.bollinirosa.it/h-open-day-ginecologia-oncologica

Fissateli in agenda e poi raccontateci le vostre esperienze e come vi siete trovate.

Nadia Bertin

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29 Mar
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A che punto è la Medicina di Genere dopo la Legge del 2018?

Al convegno on line sulla medicina di genere organizzato dal coordinamento donne della FNP delle Marche il 22 marzo scorso si è fatto il punto sull’applicazione della Legge n. 3 dell’11 gennaio 2018 che prevede la costituzione presso ogni regione di appositi Piani per la promozione della Medicina di Genere (d’ora in poi MG) e le attività di supporto svolte dal Ministero della salute.

Contrariamente al senso comune, la Medicina di Genere non è diagnosi e terapia per le donne e fatta da medici donna, ma, come afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la “medicina di genere è lo studio dell’influenza delle differenze biologiche (definite dal sesso) e socio-economiche e culturali (definite dal genere) sullo stato di salute e di malattia di ogni persona”.

E’ per tutti e tutte e ne abbiamo bisogno tutti e tutte, in particolar modo oggi dove gli sforzi sono mirati alla medicina di precisione e terapie personalizzate. L’approccio alla salute della Medicina di Genere permette di osservare differenze rilevanti tra i sessi nella frequenza, nei sintomi, nella gravità di numerose malattie così come nella risposta ai trattamenti terapeutici e nelle reazioni avverse ai farmaci. E proprio la valorizzazione delle differenze di genere in ambito sanitario e della prevenzione consente di assicurare ad ogni individuo la migliore cura tramite la medicina, le terapie e la garanzia di percorsi diagnostico-terapeutici appropriati.

Il 13 giugno 2019 il Ministero della Salute approva e diffonde tra le regioni  le Linee Guida per l’elaborazione del  Piano per l’Applicazione e la Diffusione della Medicina di Genere, a cui si affianca la costituzione di Osservatori dedicati alla Medicina di Genere e referenti a livello centrale e regionale per assicurare l’avvio e il monitoraggio delle azioni previste dal Piano, aggiornando nel tempo gli obiettivi in base ai risultati raggiunti e fornendo al Ministro della Salute i dati da presentare annualmente alle Camere.

Sono tutti provvedimenti mirati a rendere centrale l’approccio di genere e costruire un punto di vista qualificato sulla salute di donne e bambine e uomini e bambini, per arrivare all’equità, promuovere l’attività scientifica e di ricerca,  sostenere percorsi di diagnosi e cura definiti e orientati nel genere.

Ma anche formare i formatori a tutti i livelli dei percorsi professionali del mondo salute: dalle università agli Ordini Professionali coinvolti nell’aggiornamento.

Non solo, si mira anche a definire procedure per l’inclusione degli aspetti di genere nella raccolta e nella elaborazione dei flussi informativi per definire dei percorsi per lo sviluppo di criteri rivolti alla promozione dei servizi e delle attività sanitarie “sensibili al genere”. 

Tutte attività mirate a 4 aree di azione:  ricerca, formazione,  prevenzione e comunicazione (diffusione della ricerca, delle informazioni semplici e comprensibili a tutti i livelli).

Siamo stati i primi a legiferare su questi temi in Europa ci dice Alessandra Caré, ricercatrice dell’Istituto Superiore della Sanità.

“L’analisi dei percorsi clinici in base alle differenze di genere ci aiutano a identificare marcatori maschili e femminili nella reazione alle terapie, in modo da prevenirne i pericoli, divulgare i dati e le informazioni scientifiche e costruire campagne informative anche per i cittadini e le cittadine” aggiunge.

Nei Piani Regionali vi è grande eterogeneità e, spesso, restano solo sulla carta.

Occorre anche fare rete e diffondere le buone pratiche.

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16 Mar
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Nonne al tempo del Covid. Peso o risorsa? Quale ruolo ha il sindacato?

Quante paure, quante solitudini assieme a speranze e piccoli gesti di sopravvivenza abbiamo vissuto in questo anno di lockdown!

Quante richieste di aiuto abbiamo fatto al medico ai primi segni di malattia, ma anche quanto aiuto abbiamo dato, nonostante la pandemia, nelle attività di volontariato fare la telefonata a chi si sentiva sola, accudire ai nipotini perché figlie e figli erano al lavoro.

E allora siamo noi anziani e anziane solo un peso in questa pandemia? Siamo solo la parte più fragile della società, un peso economico, un amplificatore di paure o c’è altro? 

Ce lo siamo chiesto nella tavola rotonda on line e trasmessa in streaming su Facebook il 10 marzo scorso dal Coordinamento Donne e dalla Federazione dei pensionati della Cisl Milano Metropoli, mettendo a confronto, assieme ad esperti, analisi sul servizio sanitario lombardo, il ruolo che il comune e la città ha avuto, le risposte messe in campo, il nostro vissuto e come potremmo affrontare il tema della solitudine e superare le paure, anche con l’utilizzo degli strumenti digitali, come telefono, internet e social.

Emilio Didone segretario regionale CISL Pensionati ha denunciato a viva voce la tragica situazione sanitaria in cui ci troviamo in Lombardia e nelle RSA dove abbiamo superato i 100.000 morti in Italia e più di 30.000 in Lombardia. E “dietro a questi morti ci sono famiglie, tragedie e sofferenze, gente che non è potuta andare al funerale senza poter salutare i propri cari “ ci dice (qui potete approfondire il suo intervento).

Le pensioni cancellate sono state 120.000 in più dell’anno precedente e chi ha pagato di più in questa pandemia sono gli anziani e le anziane.

“Occorre modificare il sistema sanità ospedale centrico, i problemi da sempre denunciati dal sindacato dei pensionati oggi sono ancora più evidenti.”

E sottolinea la necessità di utilizzare bene i 4 milioni che arriveranno in Lombardia con il Recovery Fund, non come per i tamponi.

E’ demoralizzato il segretario dei pensionati della Cisl ma non demorde e sostiene che nonostante tutto  il costante impegno del sindacato e di tutta la Federazione dei pensionati c’è per cercare  di cambiare le cose, di  essere più corretti possibili e cercare di vigilare sulle RSA e sul sistema sanitario.

Nei gruppi di aiuto e di psicoterapia gestiti dalla psicologa Rosalba Gerli responsabile dello Sportello di aiuto istituito dalla CISL vediamo come gli anziani che lì si rivolgono cercano sì aiuto, ma dimostrano anche la loro grande capacità di resilienza e vitalità nell’affrontare le grandi difficoltà della solitudine, della lontananza dagli affetti, magari nella malattia e nel confinamento costretto dalla pandemia.

Questi anziani, dice la psicologa, chiedono aiuto ma al contempo trovano anche tante strategie per uscire dall’emergenza.

Durante lo smartworking le vite di questi anziani sono state utili, anche a 80 o 90 anni se in salute, per dare una mano con i nipoti, per fare attività di volontariato, e anche per contribuire economicamente, magari con basse pensioni, là dove qualcuno in famiglia ha perso il lavoro.

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Clicca qui per il video completo nella pagina Facebook di FNP Milano Metropoli

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06 Mar
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Nonne al tempo del Covid. Tavola rotonda il 10 marzo

Quante ne abbiamo passate e ne stiamo ancora passando in questi lunghi mesi di lockdown.

Paure, solitudini, speranze e piccoli gesti per sopravvivere, per combattere con il cellulare che non riusciamo ad usare, le lunghe attese ai numeri verdi per prenotare le visite.

Il sistema sanitario che ha dimostrato tutta la sua incapacità di essere vicino ai cittadini.

Il terrore di dover andare all’ospedale se si sta male e non poter avere accanto figli e nipoti.

La paura di non riuscire più ad essere loro utili.

Eppure noi donne pensionate di apporto alla società ne abbiamo dato e ne diamo ancora molto, basti pensare a come, negli spazi concessi dal distanziamento, aiutiamo ancora le nostre figlie e figli che lavorano occupandoci dei nipoti.

Nonni e nonne sono una gran risorsa familiare e sociale.

E cosa dire del volontariato?

Noi donne anziane siamo presenti in gran numero nelle tante associazioni che hanno dimostrato tutta la loro forza anche durante questa pandemia.

Lo abbiamo visto nelle nostre sedi territoriali dove anche con molti ostacoli siamo riuscite ad esserci nei servizi di assistenza per la mobilità e l’aiuto ai più e alle più fragili.

TAVOLA ROTONDA ON LINE 10 marzo 2021 – ore 9,30 A cui parteciperanno:

Ester Balconi – Coordinatrice Donne FNP Pensionati Milano Metropoli

Emilio Didonè – Segretario generale FNP Lombardia

Rosalba Gerli – Psicologa del servizio Mobbing e disagio lavorativo della Cisl Milano Metropoli

Nadia Bertin – Giornalista Diana De Marchi – Consigliera comunale e presidente della commissione pari opportunità Consigliare del Comune di Milano

Michele Smeraldi – Presidente A.N.T.E.A.S. Milano Metropoli

Gabriella Tonello – Segretaria Generale FNP Milano Metropoli Coordina:

Patrizia Egle Messina – Giornalista

Per accedere collegarsi in diretta nella pagina FNP MILANO METROPOLI cliccando qui.

Scarica il volantino.

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03 Mar
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Milano è donna

Milano è a misura di donna e noi ne siamo orgogliose.

Uno degli obiettivi prioritari di Palazzo Marino, all’inizio del mandato del nostro sindaco Beppe Sala era quello di avere, in ognuno dei nove Municipi tra i quali era stata suddivisa la città metropolitana, uno spazio dedicato alle donne, alle famiglie e perché no, a tutti gli uomini residenti sul territorio metropolitano. Ed ecco che, pian piano, questo progetto si sta esaudendo.

Ad oggi infatti, sono già cinque i Centri Donna che sono stati inaugurati e già perfettamente operativi.

Ubicati nei Municipi 2, 3, 6, 8 e 5 stanno contribuendo a mantenere l’impegno della città di Milano nei confronti dell’inclusione, della solitudine, della dispersione scolastica, dell’immigrazione, dei diritti e della parità di genere.

Una stretta di mano tra istituzioni e cittadini nei confronti della comunità e delle next-generation.

I primi di febbraio si è tenuta a mezzo streaming l’inaugurazione del  Centro Donna del Municipio 5 di Via Savoia, una traversa di piazza Abbiategrasso.

E con questo nuovo spazio si è già all’opera per aprire gli altri nei Municipi restanti e per completare questo bellissimo progetto iniziato tre anni fa in viale Faenza.

Questi sono fiori all’occhiello della nostra delegata del Sindaco alle pari opportunità di genere Daria Colombo e del nostro Sindaco Beppe Sala.  

Loro in prima persona e accompagnati dai Presidenti e dagli Assessori di tutti i Municipi hanno fortemente voluto e appoggiato e questo indispensabile progetto femminile,  che ben si inserisce in questo momento così difficile per le famiglie e specialmente per le donne le prime ad essere state penalizzate dalla pandemia.

Da sempre, infatti, le donne si occupano di anziani, di bambini, di adolescenti e i servizi, messi a disposizione dalle operatrici professioniste delle Associazioni di volontariato che hanno vinto per bando pubblico la gestione di questi Centri sono mirati proprio a loro. È risaputo che se offri una serie di servizi destinati alle donne, questi diventano un aiuto non solo alle famiglie ma a tutta la società.

Fare rete non è più esigenza del singolo ma un sistema di mutuo aiuto collettivo che permette di riconoscere nell’altro il tuo stesso problema cercando la soluzione positiva che lo neutralizzi. 

In un passato che sembra ormai lontano, i collettivi servivano a questo.

A confrontarsi sulle problematiche quotidiane, ad emanciparsi, a crescere culturalmente e umanamente.

Questo il fine dei Centri Donna che, oltre ad essere a disposizione delle vittime di violenza che, durante la pandemia ha visto i casi decuplicarsi, gli sportelli di ascolto hanno permesso di indirizzare le donne verso strutture personalizzate.

Le donne immigrate possono trovare nei centri personale competente che si dedica ai corsi di italiano per straniere, educazione finanziaria ed informatica.

Necessaria e insostituibile la presenza del  volontariato leggero che si occupa di yoga, teatro, lettura e dulcis in fundo di doposcuola per bambini e adolescenti in cerca di lezioni extra-scolastiche … e molto altro.

Per chi volesse visionare i programmi dei vari Centri Donna potranno essere scaricati dalle rispettive pagine internet oppure potrete recarvi direttamente presso i loro sportelli presenti nelle seguenti sedi:
Centri Milano Donna del Municipio2 Via Sant’Uguzzone; Municipio3 Via Narni, 1; Municipio5 Via Savoia; Municipio6 Viale Faenza e Municipio8 Via degli Appennini.

Gaetano Salvemini scriveva  «Quel che oggi pensa Milano, domani lo penserà l’Italia».

Concedetemi un’arbitraria disgressione letteraria e fatemi concludere con una forte speranza «Quel che, oggi, fa Milano per le donne, domani lo farà  l’Italia».

Patrizia Egle Messina

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24 Feb
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Più donne e meno pagate tra i pensionati italiani

Il 17 febbraio ultimo scorso sono stati pubblicati i report che evidenziano le condizioni di vita dei pensionati e della spesa pensionistica con rilevazioni assunte dal 2018 al 2019 e comparate con anni precedenti.

Il quadro che si delinea conferma il trend che da anni costituisce il mondo pensionistico italiano con una novità che contraddice, però, molti luoghi comuni allarmistici come l’aumento vertiginoso della spesa pensionistica che mina il PIL e la ricchezza del paese o l’aumento dei pensionati che diventeranno in maggioranza rispetto ai lavoratori.

Bene tra il 2018 e il 2019 la spesa pensionistica è salita solo dello 0,2%, era il 16,6 nel 2018 ed è diventata dello 16,8% nel 2019.

Anche il numero dei pensionati segue lo stesso trend.

Nel 2019 sono 16 milioni i beneficiari stabili rispetto al 2018 e il rapporto tra numero di pensionati e occupati è di 686 beneficiari ogni 1.000 lavoratori (era 757 nel 2000, primo anno della serie storica analizzata). 

Dal 2012, anno della riforma Fornero, il rapporto tra pensionati che hanno versato i contributi e i lavoratori che li versano scende a 602 ogni 1.000 lavoratori, diminuendo di quasi 6 punti percentuali nei sei anni successivi alla riforma del sistema pensionistico. 

Come affermano recenti studi del Ministero dell’Economia e Finanza, l’incidenza della spesa pensionistica sul PIL dimostra questi aspetti  per la presenza di due cambiamenti strutturali che produrranno i loro effetti e si completeranno nei prossimi decenni: da un lato, la transizione demografica conseguente al pensionamento e alla successiva scomparsa delle coorti dei baby boomers; dall’altro, il passaggio a regime del criterio interamente contributivo per il calcolo delle pensioni previsto dalle regole della “riforma Dini”. Flash n. 2/2020 “Cambiamenti nelle proiezioni di medio-lungo termine della spesa pensionistica in Italia”

Va considerato poi che la gran parte della spesa per le pensioni (273 miliardi, 90,6% del totale, 15% del Pil) è destinata alle pensioni non coperte da contributi versati, ma finalizzate all’assistenza quali invalidità, vecchiaia e superstiti (IVS). Tra queste, più di due terzi (67,4%) sono pensioni di vecchiaia e anzianità che assorbono il 79,2% della spesa previdenziale.

Ampie, però, sono ancora le disuguaglianze di reddito tra i pensionati. Il 42,3% della spesa va al quinto più ricco tra loro con un gap marcato a svantaggio delle donne che vivono più a lungo, ma sono più povere. Nel 2018 il 15,9% delle famiglie di pensionati è a rischio povertà.  Nel 2019 diminuisce la spesa pensionistica per le donne che ricevono il 43,9% (44,1% nel 2018) della spesa complessiva e sono in maggioranza sia tra i titolari di pensioni (55,2% nel 2019 e 55,5% nel 2018) sia tra i beneficiari (51,9% nel 2019 e 52,2% nell’anno precedente).

In media, l’importo di una pensione di una donna è più basso rispetto a quello riservato agli uomini per lo stesso tipo di pensione. In particolare, per le pensioni di vecchiaia le donne percepiscono in media 7.783 euro annui in meno degli uomini (-36,1%) per effetto del divario retributivo pregresso.

Lo svantaggio per le donne è dovuto alla minore partecipazione al mercato del lavoro, assieme al differenziale salariale, nonché alla presenza di carriere contributive più brevi e frammentate. Considerando la natura dei trasferimenti diminuisce ancora di più la quota degli importi di pensioni da lavoro. Alle donne va il 42,6% della spesa per pensioni Invalidità, Vecchiaia e Superstiti (IVS) e il 60% di quella assistenziale. Rispetto alla distribuzione del reddito, il 66,3% delle donne non supera i 1.500 euro mensili (il 43,2% si colloca nella fascia inferiore a 1.000 euro). Il divario di genere è massimo nella classe di reddito più alta (3.000 euro e più) dove ci sono 262 pensionati ogni 100 pensionate. Le donne si collocano più frequentemente nel segmento più povero della distribuzione dei redditi pensionistici mentre la presenza degli uomini cresce all’aumentare del reddito. Una pensionata su quattro (24,4%) appartiene al quinto più povero, ma solo il 13,3% si colloca in quello più ricco; per gli uomini, invece, tali quote si attestano, rispettivamente, al 15,2% e al 27,2%. Il quinto di donne con redditi pensionistici più bassi percepisce annualmente fino a 7.200 euro, tra gli uomini tale soglia è quasi 2.400 euro più alta *.

Ma oggi i pensionati si sentono ancora forza attiva. Nel 2019, secondo la Rilevazione ISTAT sulle forze di lavoro, i pensionati da lavoro che percepiscono anche un reddito da lavoro sono 420 mila, in aumento rispetto al 2018 (+3,6%). Tale aggregato è composto principalmente da uomini (oltre tre casi su quattro), da residenti nelle regioni settentrionali (in due casi su tre) e da lavoratori non dipendenti (in circa l’85% dei casi). Le attività retribuite le fanno soprattutto gli uomini, le donne pensionate attive fanno volontariato, lavoro non retribuito. Circa la metà dei pensionati occupati ha al massimo la licenza media (è il 30,4% per il complesso degli occupati),* tre su dieci possiedono un diploma mentre il segmento dei laureati rappresenta oltre un quinto del totale.

Nel 2018, la metà delle famiglie con pensionati ha un reddito netto inferiore ai 24.780 euro (2.065 euro mensili), valore mediano che scende a 21.445 euro nel Mezzogiorno, mentre si attesta intorno a 27.800 euro nel Centro e a 25.830 euro nel Nord. *

Le famiglie con pensionati presentano un reddito mediano più basso rispetto a quello delle famiglie senza pensionati. Nonostante questo, la presenza di un pensionato in nuclei familiari “vulnerabili” con la presenza di genitori soli o figli adulti disoccupati, riduce sensibilmente l’esposizione al rischio di povertà, rispettivamente dal 32,8% al 15,1% e dal 32,9% al 15,3%. *

Le più vulnerabili sono costituite da pensionati senza redditi da lavoro che vivono assieme ad altri membri, mogli o figli o altri parenti non occupati (34%). 

Non va dimenticato poi il divario territoriale: le famiglie dei pensionati del Sud e delle Isole presentano un’incidenza del rischio di povertà quasi tre volte superiore a quella delle famiglie residenti nel Nord e più che doppia rispetto a quelle del Centro, incidenza che colpisce maggiormente sempre le donne, visto la maggiore presenza della loro presenza tra i pensionati.

*Statistiche ISTAT –Report 22 febbraio 2021

Nadia Bertin

Coordinamento Donne

24/2/2021

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11 Feb
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Visita virtuale nelle strade di Milano.

Interessante  iniziativa del coordinamento  donne della FNP.

VISITA VIRTUALE NELLE STRADE DI MILANO

La storia nei palazzi e nelle vie del centro

Oggi 11 febbraio 2021 è incominciato il ciclo di visite guidate alla scoperta delle vie del centro, tra la storia e la memoria scolpita nelle strade e nei palazzi.

Un percorso digitale guidato tra le Terme di Diocleziano e i resti della Domus Imperiale recentemente restaurati tra le vie Porta Vercellina, Carrobbio, Santa Maria alla Porta e via Brisa, per arrivare a corso Magenta alla scoperta della Domus Romana nascosta sotto Villa Litta e percorrere la sua trasformazione e i suoi cambiamenti dal 400 ai giorni nostri corrispondenti ai gusti, agli interessi e alle passioni delle diverse nobiltà che nei tempi  l’hanno posseduta.

E’ stato un percorso tra immagini e storia guidato in Skype da Giovanni Agnesi, un amico della Cisl, docente alla Università della Terza Età di Milano a cui hanno partecipato on line uomini e donne della Cisl.

Prossimo incontro a marzo (vi faremo sapere giorno e data) tema chiesa di San Maurizio, detta la cappella Sistina di Milano, e dintorni.

Le visite sono su prenotazione e sono gratuite.

Per chi vuole partecipare rivolgersi a e.balconi@cisl.it.

Nadia Bertin – Coordinamento donne FNP/CISL MM

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08 Feb
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Boom di badanti nel 2019 ma il 60% di loro è pagato in nero

I dati INPS diffusi dall’Osservatorio sul lavoro domestico (DOMINA). Il costo sopportato dalle famiglie che fa risparmiare allo Stato 10,9 miliardi di assistenza agli anziani non autosufficienti

Due milioni di lavoratori domestici (6 su 10 pagati in nero): è quanto risulta dai dati Inps del 2019, diffusi ed elaborati dall’Osservatore sul lavoro domestico (DOMINA). I lavoratori domestici regolari sono 849 mila, in lieve calo rispetto al 2018 (-1,8%). Negli ultimi anni sono costantemente aumentate le badanti (+11,5% dal 2012) e diminuite le colf (-32,1%), che sono ancora in lieve maggioranza (52%) rispetto alle badanti (48%). Da fonti Istat sappiamo però che il tasso di irregolarità nel settore domestico è del 57,6%, per cui la componente registrata all’Inps rappresenta meno della metà del totale.

In aumento italiani e over 50. Sebbene gli stranieri siano ancora in netta maggioranza (70,3%), otto anni fa questa percentuale era nettamente maggiore (81,1%): mentre gli stranieri sono diminuiti (soprattutto tra le colf), gli italiani sono aumentati (prevalentemente tra le badanti). Un’altra tendenza significativa riguarda le classi d’età: se nel 2012 la maggioranza dei lavoratori domestici aveva un’età compresa tra 30 e 49 anni (54,0%), oggi la fascia più numerosa è quella di oltre 50 anni (52,4%). Nello stesso periodo è diminuita anche la componente giovane (sotto i 29 anni), passata dal 14,5% al 5,3% del totale.

Il risparmio dello Stato a carico delle famiglie. Sono 10,9 i miliardi risparmiati dallo Stato grazie alla spesa delle famiglie. Nel 2019 le famiglie italiane hanno speso 15,1 miliardi di euro per i lavoratori domestici (retribuzione, contributi, TFR). Questo rappresenta per lo Stato un risparmio in termini di welfare e assistenza, in quanto accogliere in struttura tutti gli anziani non autosufficienti costerebbe 10,9 miliardi. Senza contare che il lavoro domestico vale l’1,1% del PIL (17,9 miliardi di € di valore aggiunto).

La “sanatoria” 2020. La regolarizzazione inserita nel Decreto Rilancio (DL 34/2020) ha visto 177 mila domande di emersione di lavoratori domestici (85% del totale). Ciò ha portato nelle casse dello Stato oltre 100 milioni di euro (30,3 al netto delle spese amministrative), a cui potrebbero poi aggiungersi oltre 300 milioni di euro l’anno, dati dal gettito fiscale e contributivo dei lavoratori regolarizzati.

Gettito fiscale inespresso. Gli 849 mila lavoratori domestici regolari portano oggi un gettito fiscale pari a 1,5 miliardi di euro. Manca però ancora molto per una piena espressione del potenziale: se tutti i 2 milioni di lavoratori fossero in regola, il gettito fiscale arriverebbe a 3,6 milioni annui.

Il “boom” di assunzioni a Marzo 2020. Il blocco totale imposto per la pandemia ha provocato un “boom” di assunzioni di lavoratori domestici: oltre 50 mila nel mese di marzo, +58,5% rispetto al 2019. Inoltre, sono state effettuate 1,3 milioni di richieste di bonus baby sitter (per un importo potenziale di 1,7 miliardi) e nel I° semestre 2020 sono stati movimentati quasi 270 milioni di euro attraverso il Libretto Famiglia (quasi 20 volte in più rispetto al 2019).

L’aumento del fabbisogno assistenziale. L’emergenza sanitaria ha portato un aumento del fabbisogno di assistenza da parte delle famiglie, soprattutto per i bambini (con le scuole chiuse) e gli anziani soli. Nel 2020 si è registrato un aumento delle assunzioni, anche grazie al bonus baby sitter. Tuttavia, il lavoro nero rimane ancora forte nel settore domestico, commenta Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale DOMINA. Le proposte dell’Osservatorio sulla deducibilità delle spese e sul sostegno alle famiglie porterebbero un’emersione del lavoro sommerso, aumentando la sicurezza per lavoratori e famiglie e incrementando il gettito fiscale per lo Stato.

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