Category: Attualità

Calo demografico 25 Ago
By: Claudia Silivestro 0

Previdenza e sostenibilità: un punto di partenza, non di arrivo

Luigi Sbarra interviene sulle dichiarazioni del 23 agosto del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti

Di previdenza e sostenibilità aveva parlato Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, al Meeting di Rimini il 23 agosto scorso. Se, per Giorgetti, c’è un problema di tenuta del sistema previdenziale nel futuro, legato al calo demografico e al più alto numero di persone che vanno in pensione, Luigi Sbarra, segretario generale Cisl, interviene nel merito con un’intervista al quotidiano Avvenire del 25 agosto. Sbarra dichiara che la sostenibilità sociale è il punto di partenza, non di arrivo, di un’inversione di tendenza della crisi demografica. È, inoltre, “precondizione per una nuova sostenibilità economica e finanziaria delle riforme”.

Sbarra ricorda le attuali condizioni del mercato del lavoro, il problema delle occupazioni precarie, la prospettiva di pensioni insufficienti, che certo non incoraggiano le famiglie ad avere più figli.

Le parole del ministro Giorgetti, osserva Sbarra, vanno nella giusta direzione quando richiamano la necessità di sostenere la crescita economica e di pensare ai bisogni delle famiglie di fronte al problema dell’inflazione. Il discorso del ministro dell’Economia sul rapporto tra previdenza e sostenibilità pare stridere, invece, con il percorso di dialogo che lo stesso governo ha intavolato con il sindacato sui temi della previdenza.

Leggi qui l’intervista integrale:

https://www.cisl.it/wp-content/uploads/2023/08/Avvenire-250823.pdf

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11 Ago
By: Claudia Silivestro 0

Gli anziani nelle città metropolitane: tanti, spesso soli

Una persona su 4 nelle città metropolitane ha almeno 65 anni. A Milano molti over 75

Gli anziani nelle città metropolitane sono il 35 per cento del totale in Italia. Quasi una persona su quattro, tra i residenti nelle città metropolitane, ha almeno 65 anni, a Milano il 57,8 per cento di loro ha più di 75 anni. A fotografare l’Italia che invecchia è il focus “Gli anziani nelle città metropolitane. Profilo sociodemografico e analisi comparativa”, di Istat, diffuso il 2 agosto. Lo studio riguarda gli enti territoriali di area vasta che hanno sostituito le province in 10 aree urbane di regioni a statuto ordinario, Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, e 4 città metropolitane di regioni a statuto speciale, Palermo, Catania, Messina e Cagliari.

Nelle 14 città metropolitane risiedono quasi 5 milioni di anziani, più di un terzo del totale italiano, con una prevalenza della componente femminile: 56,6% donne e 43,4% uomini. Oltre a Milano, la città capoluogo con il maggior numero di over 75 è Bologna (57,4%).

Gli anziani nelle città metropolitane: che cosa succede a Milano

Istat conferma due tendenze note: la prevalenza di donne anziane, dovuta alla maggiore aspettativa di vita rispetto agli uomini, il numero di famiglie unipersonali. A Milano si contano 69 uomini over 65 ogni 100 donne. Quasi tutte le città metropolitane del Nord e del Centro, ad eccezione di Venezia, registrano una quota di anziani che vivono da soli maggiore della media. Nei comuni capoluogo l’incidenza di famiglie unipersonali di anziani si innalza e arriva a sfiorare il 40% a Milano.

Istat fa anche alcune previsioni sul futuro. Secondo stime al 2031, gli anziani aumenteranno in meno di dieci anni di oltre 700mila unità nelle città metropolitane, raggiungendo l’ammontare di 5,7 milioni. A livello nazionale, si stima un incremento di 1,9 milioni di unità, configurando

“uno scenario critico per le ripercussioni sul sistema sanitario, previdenziale, assistenziale e sul mercato del lavoro che rischiano di appesantire l’intero sistema Paese”.

Consulta il rapporto Istat in versione integrale

Città-Metropolitane_Anziani_28-07-2023

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bonus psicologo 2022 05 Lug
By: Claudia Silivestro 0

Dalla Comunità europea un progetto sulla salute mentale

Lo stanziamento di 1,23 miliardi di euro per interventi dalla prevenzione alla formazione

Un finanziamento di 1,23 miliardi di euro è stato varato il 7 giugno dalla Comunità europea per la salute mentale. Interventi di prevenzione, una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, l’ipotesi di definire un codice europeo per la salute mentale sono tra gli interventi previsti dal piano che mette il benessere psicologico finalmente al centro dell’attenzione. L’Ue ha approvato 20 iniziative “faro” che riguardano, tra l’altro, anche la salute mentale sul luogo di lavoro, la protezione per bambini e giovani, l’attenzione a gruppi vulnerabili. Tra di loro, sono ricordati gli anziani, ma anche le persone in difficoltà economiche, i migranti e i rifugiati.
Nelle intenzioni della Ue, si tratta di destinare un maggior sostegno “a chi ne ha più bisogno”.

Salute, fisica e mentale, al centro

La salute mentale è tra i fenomeni che hanno visto un sensibile peggioramento dopo la pandemia, anche in Italia. Già prima del 2020 i problemi i problemi di salute mentale interessavano circa 84 milioni di persone nell’Ue, ossia una persona su sei. Secondo una stima approssimativa, i costi totali che i sistemi socio-sanitari europei sostengono per affrontare i problemi legati alla salute mentale, ammontano, in tutti i Paesi dell’UE, a più di 600 miliardi di euro all’anno.

In questo scenario, il tema del benessere psicologico negli anziani non è da sottovalutare. C’è il fenomeno degli abusi e dei maltrattamenti, un’area sommersa di cui si parla molto poco; c’è il dato che vede, con le famiglie sempre più piccole, la presenza di molti anziani che vivono soli; ci sono i casi conclamati di deterioramento della salute mentale con l’andare avanti dell’età.

Per Emilio Didonè, segretario generale Fnp Cisl nazionale, la notizia del progetto Ue sulla salute mentale

“un primo passo importante per porre la salute mentale sullo stesso piano della salute fisica e per garantire un nuovo approccio intersettoriale a queste problematiche”.

Per approfondire:

https://italy.representation.ec.europa.eu/notizie-ed-eventi/notizie/unione-europea-della-salute-un-nuovo-approccio-globale-alla-salute-mentale-2023-06-07_it

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Giornata mondiale del rifugiato 20 Giu
By: Claudia Silivestro 0

Giornata mondiale del rifugiato 2023 il 20 giugno

A pochi giorni dalla tragedia che si è consumata al largo della Grecia, si celebra la ricorrenza stabilita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite

Il 20 giugno è la Giornata mondiale del rifugiato. La ricorrenza decisa nel 2000 dalle Nazioni Unite arriva, quest’anno, a pochi giorni dal naufragio del peschereccio all’isola di Pylos, in Grecia, a causa del quale sono dispersi in mare più di 600 persone. Una triste coincidenza che testimonia, una volta di più, quanto sia importante parlare di migrazioni – forzate e non – a partire dalla giusta prospettiva. Anche per questo motivo è utile ricordare le iniziative in programma per la Giornata mondiale del rifugiato. In 16 città italiane, si prevede che un monumento simbolo sia illuminato nelle notti del 19 e del 20 giugno.

Giornata mondiale del rifugiato 2023: che cosa dicono i dati

Agenzia Onu per rifugiati ha comunicato il rapporto “Global trends 2022”, con i dati sulle rotte delle migrazioni forzate, i paesi di provenienza e di arrivo. Siria, Ucraina, Afghanistan, Venezuela sono le nazioni dai quali sono fuggiti, a causa di guerre, persecuzioni, violenza e violazioni dei diritti umani, il maggior numero di persone l’anno scorso. A fine 2022 i rifugiati erano 108,4 milioni, con un aumento di 19,1 milioni rispetto al 2021. I numeri più importanti riguardano l’Afghanistan e l’Ucraina. Unhcr indica i rifugiati dall’Ucraina sono passati da 27.300 alla fine del 2021 a 5,7 milioni alla fine del 2022, in quello che è stato definito l’esodo più rapido al mondo dalla Seconda guerra mondiale.

In Italia le persone che sono state costrette ad abbandonare il proprio paese a causa di guerre e persecuzioni sono 354,414; il 41 per cento proviene dall’Ucraina. Per il 2023, le previsioni vedono aumentare i numeri dei rifugiati in fuga dal Sudan.

Per approfondire:

https://www.unhcr.org/it/notizie-storie/notizie/le-persone-nel-mondo-costrette-a-fuggire-da-guerre-e-persecuzioni-raggiungono-la-cifra-record-di-110-milioni/

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15 Giu
By: Claudia Silivestro 0

15 giugno: Giornata Internazionale per la consapevolezza degli abusi sugli anziani

Il 15 giugno è la Giornata Internazionale per la consapevolezza degli abusi sugli anziani. La ricorrenza mira a sensibilizzare l’opinione pubblica su un fenomeno poco conosciuto ma preoccupante. La World Elder Abuse Awareness Day nasce nel 2006 per decisione di Inpea, Rete internazionale per la prevenzione degli abusi sugli anziani e dal 2011 è stata riconosciuta dall’Onu.
I dati che danno conto degli abusi sulle persone in età avanzata sono pochi e probabilmente sottostimati. Al tempo stesso, alcuni fattori fanno pensare a un potenziale aumento dei casi: la sempre più alta percentuale di anziani, le difficoltà nel lavoro di cura e nei servizi socio sanitari, i delicati e crescenti bisogni dei malati non autosufficienti. È uno scenario che conosciamo bene in Italia, ma che è presente anche a livello internazionale.

Quali sono gli abusi sugli anziani?

Per elder abuse si intendono azioni di maltrattamento, singole o ripetute, che si verificano ai danni di un anziano da parte di una persona di cui si fida o che si prende cura di lui. Possono rientrare nel novero violenze fisiche o psicologiche, ma anche truffe e furti. Colpevoli degli abusi, non di rado, sono parenti o caregiver, sia nel caso l’anziano sia assistito a casa, sia quando è degente in una struttura socio-residenziale. Il Coordinamento politiche di genere della Fnp ricorda che esistono, anche se poco noti, anche gli abusi sessuali.

La Fnp Cisl nazionale ha preparato uno speciale con una prima indagine del fenomeno e alcune indicazioni di lavoro. Monitorare la situazione, studiare i bisogni degli anziani e delle loro famiglie, prevenire le situazioni a rischio e denunciare, quando è necessario, sono gli obiettivi della Fnp.

Consulta lo speciale a questo link

https://www.pensionati.cisl.it/articolo-2745/maltrattamenti-e-abusi-sugli-anziani-analisi-di-una-violenza-silenziosa/

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Calo demografico 18 Mag
By: Claudia Silivestro 0

Natalità in Italia: servono politiche attive per i giovani e le famiglie

Gli Stati generali della natalità, dell’11 e 12 maggio, hanno messo l’accento su un fenomeno che ha ricadute sociali ed economiche

La natalità in Italia è al minimo storico. Nel 2022 le nascite sono state 393 mila e il rapporto è di meno di 7 neonati e più di 12 decessi per 1.000 abitanti. Per avere un’idea dell’importanza di questo dato, basti ricordare che l’ultimo anno in cui si registrò un aumento delle nascite era il 2008. I dati Istat più recenti, di aprile 2023, sono stati ricordati in occasione degli Stati generali della natalità, evento che si è svolto a Roma i giorni 11 e 12 maggio scorsi. Lo ha detto Gigi De Palo, presidente Fondazione per la Natalità, all’inizio dei lavori, sottolineando un aspetto: il numero medio di figli per donna oggi è di 1,24, ma il desiderio dichiarato sarebbe di avere almeno due figli.
Nel corso degli Stati generali della natalità, sono intervenuti, tra gli altri, Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei Ministri, Sergio Mattarella, presidente della Repubblica e papa Francesco.

Natalità in Italia: i figli sono un capitale umano, il bene più importante

È stato Mattarella a ricordare l’articolo 31 della Costituzione, che richiama la Repubblica ad agevolare la formazione della famiglia, ponendo l’accento su politiche abitative, fiscali e sociali appropriate, così come sull’esigenza di conciliare l’equilibrio tra vita e lavoro.

Illuminante il discorso di papa Francesco per il quale

“la natalità, così come l’accoglienza, non vanno mai contrapposte perché sono due facce della stessa medaglia e rivelano quanta felicità c’è nella società. Una comunità felice sviluppa naturalmente i desideri di generare e di integrare, mentre una società infelice si riduce a una somma di individui che cercano di difendere a tutti i costi quello che hanno”.

Come spesso ha dichiarato la Fnp, il calo demografico ha ricadute sociali ed economiche sul medio e lungo periodo e deve essere motivo di preoccupazione per le forze politiche.

Per Emilio Didonè, segretario nazionale Fnp Cisl:

“Per quanto ci riguarda i figli sono un dono e rappresentano anche un capitale umano, sociale e lavorativo. Essi sono il bene più importante che ogni generazione produce e che lascia in eredità al mondo che verrà. Ecco perché tutti, politica, istituzioni, aziende, sindacato, parti sociali, banche, media, mondo della cultura e dello spettacolo, società civile, hanno voce in capitolo e devono prendersi a cuore questo tema: un figlio non è solo un “affare di famiglia”, un fatto privato, ma un investimento per il futuro, per il Bene Comune, un figlio è di tutti e per tutti”.

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Carico fiscale dati Istat 03 Feb
By: Claudia Silivestro 0

Carico fiscale, reddito e condizioni di vita: come è andata nel 2019-2020

I dati Istat a consuntivo annunciati a dicembre scorso. Tra gli altri numeri: il prelievo fiscale è alto tra i pensionati

Carico fiscale, reddito e condizioni di vita negli ultimi anni sono sotto i riflettori degli analisti per comprendere quanto pesa sulle famiglie lo scenario economico, nazionale e internazionale. Alcuni spunti di riflessione sono dati da uno degli ultimi studi Istat che, a consuntivo, mostrano il quadro degli anni 2019 e 2020. Sono gli anni a cavallo del Covid: nel 2020, in particolare, rispetto all’anno prima aumenta la rosa dei redditi della classe più bassa, sotto i 10 mila euro. Nel 2020, la metà dei redditi lordi individuali risulta compresa tra i 10.001 e i 30.000 euro annui, un quarto (il 25,5%) è sotto i 10.000 euro e il 20,8% risulta tra 30.001 e 70.000; solo nel 3,7% dei casi si superano i 70.000 euro annui.
La distribuzione per fonte indica che il 41,7% dei redditi da lavoro autonomo e il 26,9% di quelli da pensione si collocano sotto i 10 mila euro annui, rispetto al 25% dei redditi lordi da lavoro dipendente.

Carico fiscale: come cambia tra dipendenti, pensionati e autonomi

I dati Istat mettono a confronto il carico fiscale tra dipendenti, pensionati e lavoratori autonomi anche alla luce delle normative degli ultimi anni.
Tra le diverse analisi dello studio emerge, ad esempio, che le coppie di anziani senza figli sono la tipologia su cui grava il maggior prelievo fiscale nell’anno di inizio della pandemia, indipendentemente dal numero di percettori in famiglia. In questo caso l’aliquota media rilevata è del 22 per cento.
Seguono le coppie con età inferiore ai 64 anni (20,7%) e le persone anziane sole (20%). Rispetto al 2019, le coppie di anziani vedono aumentare l’incidenza delle imposte di un punto percentuale (+1,5% tra le monopercettore).

Per approfondire:

https://www.istat.it/it/files//2022/12/Carico-fiscale-e-contributivo-2019-2020.pdf

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Mediterraneo - decreto sicurezza 03 Gen
By: Staff 0

Decreto sicurezza del governo Meloni: le regole sulle Ong, il dissenso

Il commento di Maurizio Ambrosini dalle colonne di Avvenire: una guerra senza senso contro le navi umanitarie e il soccorso in mare

Il decreto sicurezza del governo Meloni è stato approvato il giorno 28 dicembre 2022. Nelle “disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori e la semplificazione procedimentale in materia di immigrazione” sono presenti misure rivolte alle attività delle Ong, organizzazioni non governative, nelle loro opere di soccorso in mare. Il decreto vincola le navi umanitarie al rispetto di regole che potranno limitare la loro capacità di intervento: per esempio dovendosi subito recare nel porto indicato dalle autorità – a volte stabilito in luoghi lontani – e dovendo trascurare eventuali altre richieste di aiuto. Sono previste sanzioni per le Ong che non rispettano il provvedimento, anche se si tratterà di sanzioni civili e non penali, com’era, invece, nella normativa precedente.

Decreto sicurezza del governo Meloni: le voci critiche

Il quotidiano Avvenire è stato tra le voci che hanno espresso dissenso per il decreto sicurezza del governo Meloni. Maurizio Ambrosini, professore ordinario del dipartimento di Scienze sociali e giuridiche dell’Università degli Studi di Milano, scrive su Avvenire, il 29 dicembre, un commento dal titolo “Misure contro le navi umanitarie. L’altra guerra senza senso”. Ambrosini scrive:

“A scorrere l’elenco delle prescrizioni governative sembra che le navi umanitarie trasportino “rifiuti pericolosi” o svolgano un servizio di trasporto da disciplinare strettamente, perché foriero di chissà quali nefaste conseguenze. (…)
Se le Ong non piacciono, un’alternativa ci sarebbe: una seconda operazione Mare Nostrum, con un ampio dispiegamento della Marina militare, per trarre in salvo i naufraghi senza coinvolgere soggetti terzi. Ma temiamo che non si farà: se il primo bersaglio sono le Ong, il secondo sono le persone che vorrebbero cercare scampo al di là del mare. Tant’è che noi europei, italiani purtroppo per primi continuiamo a sostenere la cosiddetta Guardia costiera e i «lager» – parola dell’Onu – della Libia”.

Per leggere l’intervento integrale di Ambrosini:

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/laltra-guerra

Per approfondire:

http://www.conquistedellavoro.it/nel-decreto-sicurezza-solo-la-stretta-sulle-ong-del-mare-1.3054838

https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/migranti-dieci-anni-errori-ipocrisie-propaganda-falso-problema-ong/c3c00bde-6e75-11ed-9a2e-9215bb841eb8-va.shtml

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Luigi Sbarra 28 Dic
By: Staff 0

La Cisl sulla legge di bilancio: ora si pensi a misure a lungo termine

I due interventi di oggi sul quotidiano La Stampa e su Il Mattino

La Cisl sulla legge di bilancio ha una posizione chiara, già annunciata nelle settimane scorse e ribadita oggi, mercoledì 28 dicembre, in due interventi sulla stampa: un’intervista sul quotidiano Il Mattino e una lettera pubblicata da La Stampa, a firma di Luigi Sbarra. Il segretario generale Cisl ribadisce i punti che apprezza della manovra e gli aspetti che, invece, non convincono. Sbarra sottolinea anche che la legge di bilancio è ancora molto concentrata su interventi di emergenza, alcuni dei quali positivi, ma che però includono il rischio di far perdere di vista l’importanza di riforme strutturali.
È in particolare su Opzione Donna, sul reddito di cittadinanza e sul problema di un rinnovamento complessivo delle pensioni che l’attenzione va tenuta alta, in vista dei tavoli di confronto dell’anno prossimo.

La Cisl sulla legge di bilancio: bene l’incremento sull’indicizzazione delle pensioni

La Cisl apprezza gli ultimi miglioramenti della manovra sull’indicizzazione delle pensioni da 4 a 5 volte il minimo. Considera invece troppo debole quello che si è deciso su Opzione Donna e ricorda che, per quanto riguarda la futura riforma delle pensioni,

“le persone devono essere libere di uscire dal circuito produttivo a partire da 62 anni. È inoltre necessario realizzare il traguardo dei 41 anni di contributi a prescindere dall’età”.

Per leggere le interviste:

https://www.cisl.it/notizie/attualita/intervento-e-intervista-da-la-stampa-e-il-mattino-sulla-manovra-economica-che-il-senato-si-accinge-ad-approvare-in-via-definitiva/

 

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Mondiali Quatar 18 Dic
By: Claudia Silivestro 0

Mondiali in Quatar: scandali europei e diritti negati

La riflessione di Raffaella Vitulano su Conquiste del Lavoro, il lavoro sfruttato e non pagato dietro i campionati

I Mondiali in Quatar si avvicinano alla conclusione; non finisce, invece, lo scandalo legato alle notizie di corruzione in seno al parlamento europeo. Lo svolgersi dell’inchiesta che coinvolge Antonio Panzeri e Francesco Giorgi si sta allargando in modo preoccupante, minando l’immagine delle istituzioni europee e di molti esponenti politici italiani attivi a Bruxelles.
Dietro ai Mondiali in Quatar ci sarebbero più eventi di corruzione ma, come osserva Raffaella Vitulano, in un articolo del 13 dicembre apparso su Conquiste del Lavoro, le cattive notizie sul campionato non riguardano solo questo. Da un’inchiesta di The Athletic e da più report, per esempio quelli di Amnesty International, Human Rights Watch, FairSquare, emerge che in Quatar, in molti casi, non sono stati rispettati i diritti dei lavoratori impegnati nelle opere edili correlate.

Mondiali in Quatar: nuove schiavitù

Le segnalazioni riportano società di costruzioni che non hanno pagato lo stipendio a migliaia di lavoratori immigrati, in alcuni casi poi espulsi dal paese. Più forme di sfruttamento si sono abbattute su quelli che potremmo, forse, chiamare i nuovi “schiavi” e che, quando va bene, perdono solo lo stipendio, nel peggiore di casi sono vittime di incidenti sul lavoro. Il Quatar si è aggiudicato la Coppa del Mondo nel 2010. Amnesty International parla espressamente di una lunga lista di morti sul lavoro, anche se dati ufficiali non ci sono.
Vitulano ricorda che “statistiche del Qatar mostrerebbero che 15.021 stranieri sono morti tra il 2010 e il 2019, ma senza una suddivisione per età, occupazioni e cause”.

Foto di Zulmaury Saavedra su Unsplash

Per approfondire: 

http://www.conquistedellavoro.it/global/dalla-tenda-nel-deserto-alla-coppa-d-oro-l-avidit%C3%A0-calpesta-i-diritti-umani-e-sindacali-1.3047784

https://www.corriere.it/esteri/22_dicembre_14/panzeri-resta-carcere-anche-giorgi-arresto-confermato-493350de-7bd0-11ed-a244-0877c18473f0.shtml

https://www.repubblica.it/esteri/2022/12/17/news/panzeri_giorgi_chat_qatargate_corruzione_parlamento_ue-379380012/?ref=RHLF-BG-I0-P3-S3-T1

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